13 febbraio 2017

 

TRENTA RIGHE DI ATTUALITÀ

Margherita Zanol

 

Disperante o provvidenziale decadenza dell’Occidente? È utile o molto pericoloso l’accesso di tutti a qualunque fonte di informazione? Meglio un’élite che detta la linea e fa opinione o meglio una presa di confidenza di tutti a dire la propria, come base per la costruzione di uno spirito critico? Meglio la classe politica di oggi o quella di cinquanta anni fa? Come «fare la nostra parte» in una società così poco strutturata ed eterogenea, nell’organizzazione, nelle regole, nei valori e così rapida nei cambiamenti? Insomma stiamo vivendo tempi grami o interessanti?

 

Forse la domanda, molto comune oggi e in tutte le epoche, è mal posta. La storia continuamente ci insegna che non c’è un «meglio» e un «peggio», ma un «cosa». L’inizio del libro del Qoelet sembra un titolo di Repubblica e Platone (La Repubblica, cap. X) dice:

«I governanti, essendo tali a motivo della loro ricchezza, non vogliono frenare per legge i giovani che si danno al libertinaggio e impedire loro di lapidare i patrimoni; essi infatti vogliono comprarli e prestare a costoro denaro a interesse, per diventare ancora di più ricchi e potenti».

Constatazione che non mi sembra per niente datata.

 

Gli Americani hanno dato il nome di «SWOT analysis» alla valutazione dei punti di forza (Strengths), di debolezza (Weaknesses), opportunità (Opportunities) e minacce (Threats) di una determinata situazione.

Ognuno di noi può farla e sarà diversa per ciascuno, sulla base della sua storia e dei suoi talenti. Nei tempi che corrono, per dirne poche, ci sono la sfida eccitante del cambiamento che coincide con l’incognita del nuovo; la curiosità di quanto vediamo accadere e la paura del «mai visto»; la possibilità di utilizzare mezzi mai disponibili prima d’ora e il rischio alto di abusarne con effetti imprevedibili; il senso di onnipotenza e le continue ripetute conferme che si tratta di una sensazione errata.

 

Si potrebbe proseguire a lungo: nel pubblico, nella politica, nella qualità della vita. Che cosa quindi è utile evidenziare del presente, così complesso? Lo strumento che ho citato è particolarmente prezioso. Consente a ciascuno di trovare le sue opportunità. Che, senza scomodare la filosofia, alla fine sono sempre della stessa natura: per quanto cambi il contesto, i fatti più rimarchevoli sono ancora fortemente legati alla persona. Le migliori e le peggiori azioni tra esseri umani avvengono ancora guardandosi in faccia: nonostante i missili e i droni, sono ampliamente applicati stupri e uccisioni all’arma bianca.

 

Nonostante meravigliose e importanti cure e tecniche mai pensate, per malattie fino a poco fa mortali, ha tuttora un valore inestimabile il momento di felicità offerto in un ospedale da un volontario vestito da clown. Le buone notizie dalla globalizzazione (entrare in www.goodnewsagency.org) sono quasi sempre legate a micro realtà, che, guardando le persone in faccia e, valutando i loro (bi)sogni, si impegnano a renderli possibili. A volte, ma dopo, arrivando ai trattati.

 

Mi rendo conto di non avere parlato del contingente, in queste Trenta righe di attualità. Forse perché sento che è arrivato il tempo di chiederci «cosa posso fare io per…» anziché dare addosso a chi non fa o fa per sé.