12 giugno 2017

 

TRENTA RIGHE DI ATTUALITÀ

Franca Colombo

 

Non abbiamo fatto in tempo ad assaporare la gioia della festa del 20 maggio a Milano per la città senza muri che siamo stati travolti dall’orrore del terrorismo: il 23 maggio a Manchester, la strage delle ragazzine, seguito a breve distanza dalla uccisione dei pellegrini copti al Cairo, e dal naufragio di altri due barconi con 32 morti, di cui 8 bambini nel mare della Libia, nonché la strage di Kabul del 1 giugno e l’enne-simo attentato a Londra del 3 giugno fino ad arrivare al duplice attacco di Teheran del 8 giugno.

È quanto basta per lasciarsi sopraffare dal pessimismo, gettare la spugna della resistenza e invocare le ire del cielo. Invece no. Noi che crediamo in un Regno di giustizia e di pace da costruire qui e ora e non possiamo provocare Dio per vendicarci. Noi vogliamo continuare a valorizzare quello che c’è di buono e di bello nel nostro tempo e coltivare la speranza in un mondo diverso, ma possibile.

Dunque quel 20 maggio a Milano è stato veramente un condensato di bellezza:

ero immersa nei colori del mondo (Rosy, 15 anni) – Non c’erano le bandiere arcobaleno perché eravamo noi l’arcobaleno (Sally, 20 anni) – Non era una manifestazione pro o contro qualcuno, ma era l’esperienza dell’essere insieme, tutti diversi (Roberto, 21 anni) – Canti, balli e musica di tutto il mondo, ci rendevano fratelli (Giuditta, 18 anni) – Molti si abbracciavano per la gioia di essere insieme (Stefano, 23 anni).

 

Ma contemporaneamente arriva Trump: nel primo viaggio in Europa il presidente non riesce a superare il muro (questo sì) di diffidenza degli europei: Parigi, Bruxelles, Berlino, Manchester, Roma e infine il Vaticano. Nemmeno papa Bergoglio è riuscito a fingere un sorriso accogliente: quello sguardo gelido, quella mano trattenuta hanno detto al mondo, meglio di qualunque parola, la sua disapprovazione per la politica oscurantista degli Stati Uniti.

E poi il G7, di Taormina: il tavolo dei big della terra, per affrontare insieme i grandi problemi della globalizzazione, del cambiamento del clima, della tutela dei diritti umani e delle migrazioni: poteva essere una buona occasione per Trump per recuperare il suo ruolo di leader mondiale, ma è stata decisamente sprecata: anzi, snobbata. Il presidente pochi giorni dopo ha annunciato il ritiro dell’America dagli accordi di Parigi sul clima, che prevedevano la riduzione del gas serra. Una politica del paraocchi come la definisce la cancelliera Merkel, che accontenta gli elettori di Trump, ma nuoce alla America stessa che in questo modo «rifiuta il suo futuro», come denuncia l’ex presidente Obama.

 

Solo sul terrorismo sembrava realizzarsi un consenso unanime tra i G7, ma dopo pochi giorni Trump ha spareggiato ancora le carte del difficile equilibrio mediorientale garantendo il suo appoggio all’Arabia Saudita, acerrimo nemico dell’Iran. All’origine del caos mediorientale con i motivi economici, sussiste il millenario conflitto tra sciiti e sunniti. Purtroppo un conflitto che pretende una giustificazione religiosa.

 

Tuttavia almeno un risultato è stato raggiunto con l’allontanamento di Trump dall’Europa: il vecchio continente deve convincersi che il futuro dell’Occidente è nelle sue mani. L’assenza della leadership americana potrebbe provocare una maggiore coesione interna e obbligare a cercare altri partner esterni come la Cina e l’India almeno per quanto riguarda la salvaguardia del clima e la liberalizzazione dei commerci. A quanto pare l’accordo sulle migrazioni, per i grandi della terra, può attendere. Purtroppo.


DOPO LE TRENTA RIGHE