24 aprile 2017

 

TRENTA RIGHE DI ATTUALITÀ

Marisa Piano

 

Aprile 2017 – Abbiamo avuto un inizio difficile. Sul mondo intero soffia il vento della guerra. La lista è terribile: raid di Assad in Siria con uso di napalm, fosforo bianco, bombe a grappolo che fa strage di piccoli innocenti; rispondono gli Usa che attaccano con 59 missili l’arsenale chimico di Assad. C’è da domandarsi se è davvero quello il modo per cercare di fermare un tale criminale, ma l’imprevedibile presidente americano Trump, che in pochi mesi ha aumentato del 10% il budget militare, fa anche di più: invia flotte in Corea del nord, rompe con Mosca e, come ultima esibizione di forza, almeno a oggi 15 aprile, lancia la super bomba Moab sull’Afganistan.

 

È vero che in passato abbiamo vissuto altri momenti delicati in cui la pace è stata in pericolo (per esempio la crisi di Cuba), ma mai come oggi l’imprevedibilità e l’egocentrismo sono le caratteristiche dei personaggi che sembrano invocare la guerra: il presidente degli Stati Uniti Trump, il leader supremo coreano Kim Jong-Un e l’ex ufficiale del kgb Putin. Ecco le parole del ministro degli esteri cinese: «In ogni momento può scoppiare la guerra… perderemo tutti». Forse oggi dovremmo rovesciare il vecchio adagio e dire che «la guerra è una cosa troppo seria per lasciarla ai politici».

 

Ma non è finita: non ci si sente più sicuri da nessuna parte. Tragici e ripetuti attentati anche nei paesi tendenzialmente più pacifici (la Svezia), attacchi ai profughi in fuga e l’ultimo sistema: camion lanciati a velocità sulla folla. E nel nostro paese ci si serve di facebook per insulti e minacce. A Milano si corre a comprare pistole! Nella capitale spuntano manifesti «boicotta i negozi stranieri» che ricordano tanto i vecchi «questo negozio è ariano».

 

Da tempo papa Francesco cerca di scuotere l’opinione pubblica, parla di una terza guerra mondiale a pezzi e con insistenza chiede la pace per questo mondo sottomesso ai trafficanti di armi e dice: «Fermate i signori della guerra, la violenza distrugge il mondo […] nei conflitti grandi quantità di risorse vengono destinate a scopi militari e sottratte alle esigenze delle persona più fragili, anziani, malati, giovani…».

 

Ecco: i giovani. Di loro si parla quasi sempre e solamente male: baby stupratori, violenti, in branco contro uno… Non si ricordano quelli che fanno volontariato, si occupano dei doposcuola, dell’assi-stenza agli homeless né si ricorda la loro domanda di incontro con gli adulti. Da loro può e deve venire una rinascita, forse proprio a cominciare dai figli degli emigrati, a quelli che sono nati qui, che frequentano la scuola in Italia, parlano la nostra lingua a volte meglio della loro, alle ragazze che si rifiutano di sposare sconosciuti uomini anziani, che si tolgono il velo fuori casa per sentirsi come le amiche e per questo sono picchiate o subiscono l’umiliazione di una testa rasata a zero (io sono abbastanza anziana da ricordare alla fine della seconda guerra mondiale rasate in piazza le ragazze che avevano fraternizzato con i tedeschi).

 

Mi auguro ardentemente che dai cosiddetti millennials, italiani e non, nasca un mondo nuovo, più umano. Spero che papa Francesco sia ascoltato e il futuro volga verso una pace durevole.

 

 

DOPO LE 30 RIGHE


 

FINCHÉ DURA LA MEMORIA,
ovvero a proposito del 25 aprile

 

Tra una polemica e l’altra di questi giorni, che cosa ne pensano i giovani? Il video che segue è del 2015, ma è difficile che le cose siano cambiate…

Forse si tratta di una minoranza, certo non è una campionatura da statistica corretta, ma forse è un’onda che si allunga sul nostro presente e con questo dobbiamo fare i conti, piaccia o non piaccia…