12 novembre 2018

 

QUALCHE RIGA PER COMINCIARE

Franca Roncari

 

Io c’ero. C’ero il 30 settembre in piazza Duomo a Milano, in quella piazza costellata da centinaia di piccole macchie rosse. Erano camicie, foulard, cappellini perfino sandali o calzoncini purché fossero rossi per attestare la volontà di opporsi al governo giallo/verde. Un mare di folla. Non c’erano le bandiere dei partiti: il PD in trasferta a Roma per la analoga manifestazione, il vecchio PC rappresentato da una unica bandiera smunta, mentre CGL, CISL, Liberi e Uguali, i Sentinelli, e decine di associazioni di volontariato e di donne, sventolavano bandiere e bandierine multicolori. Sul palco si alternavano persone comuni per raccontare storie di emarginazione subite nel lavoro e nella società omofoba e razzista: comunicavano alla folla la loro rabbia e la voglia di opposizione e di riscatto. Quando la rabbia esplose nel canto di Bella Ciao, la partecipazione fu corale e totale, persino i bambini nei passeggini battevano le mani cadenzando il tempo. Un brivido mi attraversò la schiena e improvvisamente mi ritrovai in una piazza di 70 anni prima a inneggiare a squarciagola al «fiore del partigiano morto per la libertà». Era la vittoria dell’antifascismo, era la svolta verso un mondo nuovo, senza guerre, senza deportazioni, senza discriminazioni.

 

E oggi? Ecco, oggi esplode lo stesso canto dal popolo antifascista per ribellarsi all’intolleranza del governo verso i diversi, per opporsi alla costruzione di muri difensivi o al respingimento di uomini e donne e bambini che fuggono dalla guerra e dalla povertà. Alcuni giovani distribuiscono tra la folla un foglietto, modesto, in bianco e nero, senza ricerca di proselitismo, che riporta qualche frase del Vangelo e aggiunge una dimensione religiosa al contenuto della manifestazione così laica e politica: «ero straniero e mi accoglieste, … ciò che farete al minimo dei miei fratelli l’avrete fatto a me … non ci sia tra voi né greco né giudeo» e altre. Il foglietto è firmato da tutte le chiese cristiane di Milano che hanno aderito alla manifestazione: tutte, chiesa valdese, metodista, battista, protestante, luterana, salvo la chiesa cattolica di Milano. Perché? Forse non siamo una chiesa cristiana? O forse non ci riconosciamo in queste enunciazioni evangeliche ?

 

Per me, cristiana cattolica, questa assenza è un pugno nello stomaco. Dove è la mia Chiesa? È dormiente o è a sua volta vittima di quella paura di contaminazione tanto deprecata negli altri, nei populisti o nei razzisti? Certo la storia ci parla di annose separazioni che obbligavano le chiese a differenziarsi e distanziarsi, ma oggi che il papa della chiesa cattolica, in piazza San Pietro a Roma, nello stesso giorno della manifestazione laica antifascista, usando le parole di Gesù in Marco 9, 38-48, condanna le chiusure dei discepoli verso quelli che fanno cose buone fuori dal loro gruppo, e dice che non dobbiamo temere la concorrenza … né giudicare gli altri con le categorie delle etichette. Oggi, nell’era della globalizzazione, non è forse arrivato il tempo di superare gli steccati? Perché dunque la Chiesa cattolica di Milano, non ha aderito ufficialmente a una cosa buona fatta dagli altri ? «Non è il proselitismo che salverà la nostra chiesa, ma la forza dello Spirito» (papa Francesco 30 settembre 2018).