9 dicembre 2019

 

QUALCHE RIGA PER COMINCIARE

 

Giorgio Chiaffarino

 

«L’Italia si trova in una notte seria e profonda», queste parole di Giuseppe Dossetti sono del 18 maggio 1994. Sono passati 25 anni, la situazione del nostro paese è molto diversa eppure mi pare la frase continui ad avere una sua terribile attualità. È un po’ tutto il paese che sembra franare e non solo per la terra che si sbriciola, i ponti che crollano, il pensiero che evapora, la politica che è sparita e fa notizia solo l’immediato, l’eco di un sondaggio e l’obbligo di guadagnare comunque consensi. Viviamo una continua campagna acquisti che non ammette progetti, figuriamoci la gestione dei rischi e la manutenzione delle strutture che costano senza evidenza immediata dei benefici. Quindi niente prevenzione: non si agisce perché mancano le risorse, eppure si sostengono iniziative che manifestamente costituiscono sprechi. Un caso su tutti: le nuove tecniche elettroniche aumenteranno il benessere delle persone, ma ne ridurranno le occasioni di lavoro. Non c’è giorno che qualche ristrutturazione nella attuale asfittica situazione economica non pretenda centinaia, se non migliaia, dei cosiddetti esuberi. Solo una pattuglia di apprendisti può immaginare che, mandando in pensione anticipata i lavoratori – la famosa quota 100 –, oltre a scardinare i conti dell’Inps, si possa incrementare nuovo lavoro ai giovani e non un grande regalo a chi vuol ridimensionare dipendenti, come puntualmente si è verificato, sia nel settore pubblico sia in quello privato. Anzi, nel settore pubblico, in qualche caso si è verificata una carenza di personale, difficile tra l’altro da colmare per le normative di concorsi e graduatorie.

 

In una costante situazione di risorse scarse, ricalcolata oggi, l’evasione fiscale ammonterebbe a 120/130 miliardi di euro. Bene che tra le dichiarazioni più insistite dell’attuale governo ci sia la lotta contro questa specialità nostrana che ci pone largamente al primo posto della classifica. Ci sono dei progetti, ma basta solo citarli per una sollevazione clamorosamente vasta. Ne indico solo due: la riduzione dell’uso del contante e il progetto del carcere agli evasori. Immediata la reazione dei benaltristi: è evidente che il problema è enorme se coinvolge, sembra, un italiano su due, ma se niente è risolutivo tutto è utile, anzi è indispensabile. Nessuno è innocente a cominciare da chi scrive: per esempio, basta andare a fare la piccola spesa quotidiana, non ottenere la ricevuta e non richiederla!

 

La Scrittura ci ricorda che gli scandali sono inevitabili però oggi la loro frequenza è intollerabilmente elevata. Non c’è giorno che i media non ne ricordino almeno uno. E fortunatamente sono continue l’azione della magistratura e le inchieste giornalistiche. Si ricordi che in Italia ci sono oggi 24 giornalisti che vivono sotto scorta. Non c’è settore che non ne sia coinvolto, persino tra le categorie che sono sempre state cardine della stabilità e della fiducia generale: la magistratura, le forze dell’ordine… Sempre più attiva e invasiva la criminalità organizzata che un malinteso senso di onorabilità tende a disconoscere.

 

Se le cose stanno così, come a me pare, le speranze di rialzarci dovrebbero essere limitatissime e invece qualche sprazzo di luce sta arrivando. Dopo l’incontro di Bologna, mentre scrivo, ci sono già oltre venticinque piazze d’Italia prenotate dalle sardine. Non sappiamo bene come e dove porterà questa mobilitazione dei giovani e non solo di loro. In fondo è una nuova grande domanda di risveglio alla politica con toni e modi sorprendentemente diversi e nuovi. Capisco le critiche, eppure questo tentativo di superare l’imbarbarimento attuale mi sembra un’ancora alla quale val la pena di ancorarsi e rischiare.