10 giugno 2019

 

QUALCHE RIGA PER COMINCIARE

Manuela Poggiato

 

Nell’ottobre 2017 scrivevo su queste stesse pagine dell’epidemia, non solo italiana, di morbillo, epatite virale di tipo A, malaria e del grave problema della resistenza di molti batteri agli antibiotici dovuta certamente anche al fatto che gli italiani sono i maggiori consumatori di questi farmaci in Europa. Concludevo con la frase di un collega infettivologo secondo cui nel 2050 le morti per malattie infettive supereranno quelle per tumore.

 

Oggi vorrei invece parlare di un aspetto importante e nuovo del rapporto dell’uomo con i microbi. Le nuove tecnologie, in particolare la biologia molecolare, hanno permesso di scoprire il ruolo positivo del cosiddetto microbioma, cioè dell’insieme di batteri, virus, funghi che abitano, senza causarci malattie di sorta, anzi contribuendo al suo benessere, nel nostro organismo e soprattutto nello stomaco e nell’intestino. Il microbioma è presente già alla nascita, raggiunge la piena maturità a tre-quattro anni, si modifica continuamente nell’arco della vita per ridursi nell’anzianità. È stato dimostrato che l’apparato gastrointestinale ospita normalmente trilioni di microbi, per un peso totale di circa un chilo e mezzo a formare, secondo qualche autore, un vero e prorio altro organo presente nel nostro corpo. E si va facendo sempre più chiaro il significato e il ruolo del tutto positivo del microbioma: produrre vitamine, interagire e controllare i batteri causa di malattie, garantire una buona funzione della mucosa intestinale rendendola meno permeabile ad agenti estranei, interagire con il sistema immunitario, produrre sostanze che hanno un ruolo antiinfiammatorio e antiossidante…

 

Un dato molto importante è che ognuno di noi ha il proprio micobioma, diverso da quello degli altri e che la sua composizione dipende certamente dalle caratteristiche genetiche di ciascuno ˗ così come avviene per il colore dei capelli e degli occhi ˗, ma anche da fattori esterni a noi. Fra questi, che sono poi quelli su cui possiamo agire per salvaguardare la nostra salute, ci sono addirittura lo stato di salute di nostra madre durante la gravidanza, il suo stile di vita, il fatto che durante la nostra gestazione possa essere stata malata, ricoverata, magari trattata con antibiotici, il tipo di parto, naturale o con taglio cesareo, l’allattamento al seno o artificiale. Non poteva certo mancare poi il ruolo, direi intuitivo, del luogo in cui viviamo e di ciò di cui ci nutriamo. Di più: è stato ipotizzato che l’uso di antibiotici, spesso incongruo e autogestito, specialmente negli anni di formazione del microbioma, possa alterarlo, causare una sorta di dismicrobismo e avere un ruolo nella comparsa da adulti di alcune malattie come il diabete e i tumori e in particolare delle allergie e dell’asma, la cui frequenza negli ultimi anni è in netto aumento. Sulla base di queste e altre considerazioni sono allo studio alcuni farmaci che potrebbero rappresentare un aiuto nella conservazione/creazione di un adeguato microbioma. Ma proprio le stesse conoscenze ci portano a credere che l’approccio migliore sia invece rappresentato dalla modifica del nostro stile di vita: non fumare, fare moto, non abusare dell’al-cool, seguire una dieta varia e a basso contenuto calorico, assumere i farmaci, segnatamente gli antibiotici, solo quando strettamente necessari e sempre seguendo i consigli del nostro medico.