14 ottobre 2019

 

QUALCHE RIGA PER COMINCIARE

Aldo Badini

 

Nel celebre romanzo distopico 1984, George Orwell immagina che uno dei cardini su cui poggia il governo dittatoriale del Grande Fratello sia la neo-lingua, fondamentale strumento di propaganda che rovescia e distorce il significato delle parole. Pur avendolo scritto 70 anni fa è stato un buon profeta: certo, nessuno Stato è ancora arrivato al punto da definire Ministero della Verità una capillare struttura che genera e diffonde il suo contrario, ma nel frattempo il mondo si è portato sulla buona strada.

 

È di questi giorni la notizia che la violenta offensiva scatenata da Erdogan contro i curdi siriani è stata battezzata con il poetico nome di Sorgente di pace; e pazienza se da questa bucolica fonte scaturisce sangue, non acqua, e profughi in quantità industriale. Del resto il mentore del Sultano, capo di quella superpotenza che ieri, finché era utile, ha protetto e garantito l’infelice popolo ˗ e lo ha tradito oggi in nome della realpolitik ˗, si è affermato e ha prosperato grazie a non poche fake news, ovvero menzogne, per chiamarle con un termine di archeo-lingua.

 

Ma si sa, le giravolte in politica sono movimento quotidiano, e non è il caso, per carità di patria, di ricordare quelle recentissime di Renzi, di Conte, dei 5 Stelle, del PD, della Lega… Ma bisogna pur dire che non tutte sono uguali e che il severo giudizio di condanna morale è soggetto, pure lui, a improvvise capriole (purché siano giustificate da buone ragioni, si intende).

La coerenza non paga e la si può lasciare, al più, alla giovanile indignazione della Greta di turno, cui si può concedere perfino un palcoscenico alle Nazioni Unite, prestigioso quanto si vuole, ma economicamente innocuo. L’incoerenza invece va benissimo e, tanto per restare in tema di ambiente, ce ne rivestiamo quando siamo tutti pronti a difendere il nostro territorio da inceneritori e discariche autorizzate, salvo ignorare quelle abusive che di tanto in tanto prendono fuoco e risolvono il problema con insoddisfazione generale.

È utopia antica la tutela della verità, e neppure in Vaticano può bastare la nomina di un giudice onesto a risanare costumi disonesti e inveterati. Neanche può bastare, dall’altro lato del Tevere, snellire il Parlamento per assicurarne dignità e rispetto delle funzioni: la popolarità di riforme mal ponderate confina spesso con la demagogia e può nascondere inconfessabili secondi fini.

Che cos’è la verità? La domanda di Pilato non cessa, dopo duemila anni, di opporre la logica del potere alle istanze della giustizia, e Giovanni, nel quarto Vangelo, ne rappresenta il dramma. Lo scontro fra Dio e Cesare, fra luce e tenebre, non può risolversi in un compromesso, e proprio per questo l’esito è terribile e grandioso. «Tu lo dici: io sono re. Per questo io sono nato e per questo sono venuto nel mondo: per dare testimonianza alla verità. Chiunque è dalla verità ascolta la mia voce». È una voce che non tace, ci interroga e ci inquieta, anche se la risposta più frequente è quella risaputa: «Non abbiamo altro re che Cesare». Ma non è l’unica possibile.

 

 

Segnaliamo:


ASSOCIAZIONE VIANDANTI  – 3° convegno nazionale

LO SPIRITO E NOI…
dottrina e pastorale: continuità nel cambiamento

Bologna – 26 ottobre 2019
Istituto “Veritatis Splendor” – via Riva di Reno, 57

Dépliant con il programma