11 maggio 2020

 

QUALCHE RIGA PER COMINCIARE

 

Giuseppe Orio

 

Con l’espandersi della pandemia legata al coronavirus nel mondo, con metà dell’umanità confinata nelle case, dilaga sempre più la paura del contagio generando psicosi e richiesta di maggior sicurezza. Dall’Italia, alla Spagna, alla Gran Bretagna, alla Francia, agli Stati Uniti e al Canada come in altri paesi democratici i governi hanno attribuito più poteri coercitivi allo stato e imposto più misure di controllo ai cittadini con particolare riguardo alla libertà di movimento e riunione costituzionalmente garantite. Provvedimenti adottati però in modo trasparente, per periodi limitati e, soprattutto, sottoposti al vaglio dei parlamenti o altri organi legislativi e di controllo. In paesi autocratici o con democrazie fragili, i leader stanno utilizzando la pandemia anche come un’arma per indebolire le istituzioni democratiche e accrescere la vigilanza e la censura verso gli oppositori.

 

In Russia si è incrementato l’uso della tecnologia per il controllo di massa e si sono approvate nuove norme contro le notizie false sopra il virus donde potrebbe derivare un aumento della repressione contro i pochi media indipendenti. Analoga misura è stata adottata in Serbia e Turchia. In Ungheria il governo di Victor Orban ha utilizzato lo stato di emergenza per attribuirsi il potere di governare per decreto a tempo indefinito. In Moldavia e Montenegro, con il pretesto di proteggere la salute pubblica, si è consentita la diffusione di dati sanitari di persone sospettate di contagio.

 

Fuori dall’Europa persino un leader di un paese democratico, quale Israele, ha cercato di congelare, a causa dell’emergenza virus, il Parlamento appena eletto. Ma l’opposizione si è rivolta alla Corte suprema e i giudici hanno imposto la riapertura della Camera. Tornando alla Turchia, il presidente autocrate Erdogan ha fatto arrestare giornalisti che parlavano delle prime vittime e ha fatto approvare una legge per mettere in libertà circa 70000 detenuti esclusi i prigionieri politici. Nelle Filippine Rodrigo Duerte, tristemente noto per aver organizzato squadroni della morte che hanno eliminato senza processo centinaia di trafficanti di droga, ha minacciato lo stesso trattamento per coloro che violassero l’isolamento decretato con lo stato di emergenza per la pandemia.

 

Tempi cupi anche per la libertà di stampa. In Egitto la corrispondente del Guardian è stata espulsa perché ha pubblicato un articolo in cui riferiva i dati sul virus di uno studio canadese. Analoga operazione in Cina dove il governo ha ordinato l’espulsione dei giornalisti di tre testate americane che avevano posto in dubbio i numeri ufficiale delle vittime della pandemia.

 

Per molti osservatori, la gigantesca crisi sanitaria e i timori legati alla diffusione del virus potrebbero giustificare misure restrittive in un momento tanto complesso. Vi è però il rischio che queste misure rimangano nel tempo anche dopo la fine dell’emergenza. Lo scenario che ci aspetta non sarà lo stesso di prima della pandemia che sta angosciando il mondo.