15 febbraio 2021

 

QUALCHE RIGA PER COMINCIARE

M. Chiara Picciotti

 

Marzo 2020. Scrivevo queste righe iniziali proponendo le prime conoscenze che si avevano sul nuovo virus. Non avrei mai potuto immaginare, dopo un anno, di parlare ancora di questo compagno di viaggio! È stato un tempo che ha ingigantito problemi già radicati nella nostra società. Ora non potremo più ignorarli. Grave inadeguatezza della classe politica; svelamento della tragica organizzazione della sanità, ormai parcellizzata in venti realtà regionali; insufficienti finanziamenti della ricerca scientifica; mondo del lavoro mutilato soprattutto nella sua componente femminile. Anche quando sarà vinto il Coronavirus, tutte queste realtà dovranno essere affrontate.

 

Cerchiamo di non considerare l’anno trascorso, un tempo vissuto inutilmente. Abbiamo avuto intorno amici, parenti, conoscenti provati nella sofferenza e nell’abbandono della morte. La lotta al virus ci ha costretto ad accontentarci di aridi dati statistici, snocciolati ogni giorno. Ma ogni numero corrisponde a una persona: non dimentichiamolo mai. Emozioni come la paura, la tristezza, la malinconia hanno occupato gli animi, ma non dobbiamo vergognarcene. C’è stato un aumento delle prescrizioni di antidepressivi e ansiolitici: ma bastano i farmaci per vivere meglio?

 

Abbiamo conosciuto il silenzio. È stata una sfida capire il suo significato che, se accettato, ce lo fa apprezzare nel suo spessore, rendendoci capaci di ascoltare realtà che non hanno smesso di esistere. Abbiamo visto soprattutto donne imprigionate fra le mura di casa, sofferenti per la perdita del lavoro e appesantite nelle cure familiari da smart working o dalla dad dei figli. Ma abbiamo anche misurato la nostra capacità di relazione, la necessità di sognare e di trovare ugualmente buone notizie cariche di speranza.

 

Abbiamo assistito al giuramento del nuovo presidente degli Stati Uniti Joe Biden e della sua vice Kamala Harris. Cerimonia perfetta dal punto di vista istituzionale, ma anche capace di esprimere volontà di pacificazione, fiducia nel futuro, capacità di lavorare al più presto anche per tutto il mondo. E la presenza della giovane Amanda Gorman, con i suoi versi esprime fiducia in un futuro di pace.

 

Sempre negli USA, a breve, potremmo vedere la nomina, finora ostacolata dal veto di Trump, della signora Ngozi Okonjo-Iweala, economista nigeriana, a capo del WTO (Organizzazione Mondiale del Commercio).

 

Con gioia abbiamo appreso che una donna parteciperà con diritto di voto ai prossimi sinodi dei vescovi. Papa Francesco ha nominato sottosegretaria del sinodo suor Nathalie Becquart. Un altro passo per associare il genere femminile ai processi decisionali e al discernimento nella chiesa. Inoltre ha nominato la magistrata Catia Summaria alla carica di Promotore di giustizia della corte di appello dello stato del Vaticano.

 

Guardando al mondo intero, possiamo vedere come, a poco a poco, la presenza delle donne si fa sempre più significativa. In Estonia sono donne il capo di stato, il primo ministro e sei dei quattordici ministri. In Nuova Zelanda e in Scozia il primo ministro. A Taiwan il presidente. Negli USA il segretario del più grande sindacato e lo speaker del Congresso. In Amazzonia il presidente dell’associazione degli indigeni.

 

Anche nel nostro paese la parità di genere dovrà avere la priorità assoluta. Spero che i fondi del New Generation Eu vengano spesi anche in questa ottica, perché queste scelte ci accompagneranno per i prossimi decenni.