14 dicembre 2020

 

QUALCHE RIGA PER COMINCIARE

 

Margherita Zanol

 

Credo che il 2020 sarà per tutti noi l’anno di molte «Prime volte». Non penso alle prime volte fisiologiche (avvio dell’attività lavorativa, pensione, trasloco, nascite, morti…) che nella vita ci toccano. Penso alle esperienze, alle quali avevamo dato da anni un nome, ma che non conoscevamo veramente. Stanno entrando nelle nostre vite, dopo essere state per anni nelle nostre riflessioni su altre realtà.

 

Cambiamento epocale. Lo avevamo menzionato spesso, vedendo i grandi gruppi di uomini e donne che sbarcano dall’Africa. Disperati, spaventati, accolti dai pochissimi che se ne prendono cura immediata, vittime dell’odio di troppi, che ne fanno oggetto di insulti. Il cambiamento epocale è piombato nelle nostre vite, dalla sera alla mattina, per Decreto. Ci è stato chiesto di chiuderci in casa, di non fare nulla che non fosse assolutamente necessario, di non incontrare nessuno. All’inizio lo abbiamo accettato come una forma difensiva da applicare per tutelarci e tutelare gli altri. Oggi, a distanza di mesi, stiamo a poco a poco prendendo atto che queste norme di vita avranno una durata lunga, dieci mesi fa inconcepibile. Molto è cambiato. Abbiamo smesso di riunirci, di abbracciarci, di toccarci e ci stiamo chiedendo quando potremo farlo ancora.

Si sta aprendo una crepa tra generazioni. Giovani e vecchi si vogliono bene, se lo dichiarano, ma, a poco a poco, stanno contraendo le loro frequentazioni. E anche tra anziani si sta imponendo uno stile di vita che mira a tenerci in salute, e forse ci riesce, ma in che modo?

 

La vita di relazione è in fase di riassestamento, alla ricerca di una nuova normalità: ci vediamo in pochi, in spazi ampi, per poco tempo. Soprattutto in questi mesi invernali. E allora? Allora ringraziamo il cielo che ci ha dato internet, che utilizziamo alla ricerca di distrazioni: conferenze, concerti, giochi, istruzioni per cucinare, per fare ginnastica, per tenerci in forma. Stiamo scoprendo che virtuale è reale e in questa circostanza ha un grande valore: ci consente di aprire finestre attraverso le nostre quattro mura. «Navighiamo» e ritroviamo in un monitor quello che, fino a dieci mesi fa, andavamo a cercare, che ci imponeva di uscire di casa, ci consentiva di percepire odori, suoni, rumori diversi, ci faceva a volte sgomitare per guadagnare un posto e che adesso vediamo con la luce appropriata, senza persone davanti, filtrato, ben riprodotto. Appunto: riprodotto. Stiamo rivalutando l’online, in cui i nostri nipoti erano immersi da anni.

 

Loro invece, i «nativi digitali», stanno riscoprendo il bello della presenza fisica. Quegli assembramenti (da quanti anni non pronunciavamo questa parola?) che un anno fa davano per scontati e vivevano, tutti insieme sì, ma immersi nei loro smartphone, diventano adesso un momento importante. Gli è stata tolta la scuola e ne sentono la mancanza. Scoprono l’importanza della presenza fisica. A nostro conforto, va detto che, all’esterno delle bolle intorno a quelli di noi che lavorano da casa o non lavorano proprio, il mondo va avanti quasi normalmente, a dirci che la normalità precedente non è del tutto morta. Si manifesta in un contesto in via di definizione, ma esiste ancora. È  possibile, su appuntamento, andare in banca, rinnovare i documenti, fare venire un idraulico in casa; vengono abitate case nuove, richiesti e ottenuti servizi. Ma servono il nostro spirito di adattamento e la nostra creatività per rendere tutto possibile.

 

E ce ne vorrà molta di creatività in questo mese di dicembre: dovremo esercitarla nell’ambito delle nostre famiglie, per riempire lo spazio lasciato libero dalle tradizioni considerate inamovibili. «La creatività, non per trovare scorciatoie tra le regole e continuare gli antichi festeggiamenti, ma per metterne in atto di nuovi, in tempi luoghi, modalità adeguate», ha brillantemente detto l’attore Claudio Amendola. In questo dicembre meno concitato l’augurio ai credenti è di utilizzare lo spazio per ricordarci che questa festa si chiama Natale, perché è nato Qualcuno che, in queste giornate più libere, abbiamo la possibilità di riscoprire.