12 febbraio 2024

 

QUALCHE RIGA PER COMINCIARE

Aldo Badini

 

A volte sono i dettagli, le notiziole a dare il senso profondo del Paese e del tempo in cui viviamo. Così mi ha colpito, tra le minuzie di cronaca, il servizio di apertura del Tg1 serale del 26 gennaio scorso: un collegamento tra il ministro dell’agricoltura Lollobrigida e il colonnello Walter Villadei a bordo della Stazione Spaziale Internazionale, finalizzato – niente di meno – a celebrare l’introduzione della pasta italiana nella dieta degli astronauti.

 

Si sa, dall’alto le cose si vedono meglio, perché l’osservatore coglie l’insieme, il quadro generale che sfugge invece a chi, muovendosi sulla superficie, percepisce uno spazio appiattito a due sole dimensioni. È per questo che affascinano le immagini della terra rimandate da qualche satellite orbitante a quattrocento o mille chilometri sopra di noi: distanze piccole in realtà, pari a quelle che separano Milano da Ancona o da Lecce, ma sufficienti a creare la profondità visiva preclusa a chi sta sempre in basso. E di una tale posizione elevata si avverte spesso la necessità quando assistiamo alle convulsioni in cui si dibatte la politica internazionale e agli attriti che hanno il loro epicentro nelle regioni della mezzaluna fertile, culla di antiche civiltà un tempo e di moderni conflitti oggi. Di uno sguardo equanime ci sarebbe un disperato bisogno, ma non è facile distinguere cause e prevedere sviluppi e men che meno innalzarsi al di sopra del pantano delle recriminazioni e delle pretese reciproche.

 

Viviamo in tempi in cui risuonano aspre voci di guerra: sono di questi giorni sia l’ipotesi inglese e tedesca di ripristinare la leva obbligatoria, quanto le crescenti tensioni tra Russia e Paesi baltici, né si vede molta saggezza nelle controversie di confine tra Iran e Pakistan, regolate a suon di bombe nel condiviso Belucistan. L’inquietante dicitura di terza guerra mondiale a pezzi, inaugurata in passato da papa Francesco, è divenuta nel frattempo locuzione comune, quasi tacita immagine di un mondo polarizzato tra potenze reciprocamente diffidenti o peggio ostili. Lo sguardo dall’alto, insomma, sembra affidato per il momento agli occhi elettronici dei missili o dei più modesti, ma altrettanto micidiali, droni, mentre è divenuta irrilevante l’uniforme bellezza della terra vista dallo spazio.

 

Per questo, pur nella banalità delle circostanze, mi è parsa tristemente esemplare la scelta del primo canale Rai di dare il massimo risalto alla promozione commerciale gestita dal ministro Lollobrigida, a scapito di altre più importanti notizie: esemplare, dico, della corta veduta di certi organi di informazione. Se infatti si può capire l’ansia di visibilità di un uomo politico, si comprende assai meno agevolmente, da parte di un servizio pubblico, la necessità di dare spazio a un mediocre spot pubblicitario e di retrocedere in quarta posizione il saggio ed equilibrato discorso del presidente Mattarella davanti ai rappresentanti della Comunità ebraica in occasione della giornata della memoria. A meno che – viene il malizioso sospetto – non sia proprio la memoria a soffrire di un qualche disturbo…