11 agosto 2017

 

TRENTA RIGHE D’AGOSTO

Enrica Brunetti

 

A luglio, il pensiero ai paesaggi delle vacanze, desideravo un numero d’agosto alleggerito dagli affanni quotidiani, da quelle notizie che rendono inquieta la riflessione su quel che ci accade intorno. Forse si sarebbe potuto scegliere dal campionario delle buone pratiche o sintonizzarsi sulla voce dell’erba che cresce nonostante l’assedio dei diserbanti, magari spettegolare dietro le quinte degli eventi festaioli o seguire le meraviglie della tecnologia che in vacanza non ci va mai. Ma la vita è quello che è e fatti difficili da ignorare avvengono infischiandosene dei nostri desideri, invadono lo spazio della nostra attenzione, occupano le nostre emozioni.

 

Così ci sentiamo turbati poiché capita che si perdono degli amici e si osserva più povero il personale panorama esistenziale; restano, insieme alle speranze di chi crede, i ricordi dei momenti condivisi, molti fissati nelle foto che scorriamo con dolorosa nostalgia, e la consapevolezza di essere quel che siamo anche perché ci sono stati loro.

 

In tasca, le breaking news assediano lo smartphone, rendendoci edotti in tempo reale delle nefandezze mondiali e delle meschinità locali che non possiamo più fingere di non sapere, neppure stando in cima a una montagna o in mezzo al mare, lontani da TV e giornali.

 

Troppo lungo l’elenco di tutto quello che assedia la serenità di ferragosto, dagli incendi in ambienti che lo stato fatica a controllare tra mafia speculazione e corruzione, alle inarrestabili migrazioni mediterranee con traffici annessi di ogni tipo; dai giochi di guerra di Trump e Pyongyang che rischiano di travolgere il pianeta alla sempre più drammatica situazione venezuelana; dagli embrioni umani modificati in laboratorio alle catastrofi climatiche…

 

Troppo, allora, il carico emotivo per non tirare il fiato almeno un momento, magari girando lo sguardo sui treni che passano, come nel pezzo che segue, o nella lunga serie di video postati su YouTube da Pontecurone – nikname dell’autore – che dal 2007 riprende i convogli in transito nella stazione di Mortara (Pv): il quasi milione di visualizzazioni dimostra certo una passione, ma, forse, anche il potere che hanno i treni di portarsi via il pensiero…

 

O magari ci si può distrarre cercando di decifrare i significati delle faccine e dei disegnini che popolano il linguaggio dei messaggini, mentre si riflette sulla discriminante tecnologica che può separare le generazioni, ma unire diverse culture.

 

E comunque, sempre, ci si può abbandonare alla lettura di un buon libro che, chissà perché, mi piace pensare giallo per l’estate, forse per esorcizzare i morti reali con i morti di carta, certa che il genere non sia minore se l’autore è davvero uno scrittore. Ma anche gli altri generi funzionano e qualche esempio sta fra queste note, mentre davanti a me cresce la colonna delle storie che non ci stanno più nelle librerie di casa…

 

 

MIGRANTI, ancora…