16 settembre 2019

 

QUALCHE RIGA PER COMINCIARE

Enrica Brunetti

 

È tradizione dell’estate leggere in giallo, chissà, forse per far scorrere qualche brivido in giornate torride e stagnanti sotto l’ombrellone o al riparo di una qualche ombra, o forse per esorcizzare le brutture della cronaca nella rassicurante sconfitta dell’assassino, o forse ancora per evadere dalla quotidiana routine sulle ali della suspense, con quel pizzico di adrenalina letteraria di per sé appagante, comunque vada a finire la storia.

 

E anch’io, devo pur dirlo, mi sono adeguata. Mi sentivo però immalinconita dalla scomparsa di Camilleri, che certo non è solo Montalbano, ma che di questo suo personaggio condivide l’essenza di persona per bene, una qualifica desiderata per sé, da lasciare a chi segue come eredità immateriale; propendevo alla malinconia delle cose perdute, così ho rinunciato all’effetto adrenalina e dal personale archivio letterario di genere ho ripiegato su Maigret, sulle atmosfere in bianco e nero, i ritmi lenti, come lo scorrere della Senna a Parigi o della Loira in provincia, e mi sono persino ritrovata a canticchiare quella canzone di Luigi Tenco che faceva da colonna sonora televisiva alla versione Gino Cervi del commissario della polizia giudiziaria di Parigi in tempi decisamente andati: «Un giorno dopo l’altro / il tempo se ne va […] E gli occhi intorno cercano / quell’avvenire che avevano sognato / ma i sogni sono ancora sogni / e l’avvenire è ormai quasi passato».

 

Ho inseguito storie dove non ci sono eroi, neppure Maigret sempre un po’ perso nel fumo della sua pipa, rincorrendo i pensieri che lo porteranno alla soluzione dell’inchiesta, mentre intorno sfilano personaggi di varia umanità, poveri e ricchi, immersi in una quotidianità di vita talvolta banale, talvolta illogica, magari avvincente, triste e grottesca allo stesso tempo. E tra loro il colpevole, per malvagità, per tornaconto, ma spesso per caso, per le semplici circostanze della vita.

 

Ecco, mi sono detta, tutto come avviene intorno a Montalbano, ma trasportato nel presente italico, con un ritmo più incalzante, in una società che ha perso i veli del perbenismo, ma anche ogni pudore istituzionale; che irride i buoni e la legalità e non sa più nemmeno indignarsi, perché accetta le ingiustizie cercando di grattare qualche personale privilegio, mentre, per dirla proprio alla Montalbano, sarebbe il caso di pigliare a pagnuttuni qualcuno dei fetenti che hanno reso l’Italia così incarognita, per non parlare dei Trump, dei Bolsonaro, dei Bannon e sovranisti compagni sparsi per il mondo.

 

E così, pensiero dopo pensiero, mi sono trovata fuori dal giallo per rendermi conto che la vera suspense, la vera adrenalina stava nella cronaca dei mesi estivi, movimentati e anomali quest’anno come i cambiamenti climatici; trasudava da una realtà che, raccontata in diretta da ogni oggetto mediale disponibile, sembrava sempre più romanzata, piena di intrighi, scontri di fazioni avverse, colpi di scena, pugnalate alla schiena, personaggi dall’animo torbido e capaci di ogni cinica azione in nome di tornaconti indecifrabili, con battaglie dagli esiti incerti che ancora adesso tengono con il fiato sospeso. Ma le storie reali, si sa, non sono necessariamente catartiche e il bene è un’utopia non data per vincente. Quello, il bene, resta nella voce e negli atti di Francesco, che si affanna a disinnescare le tensioni del mondo, estremo escape alla volontà distruttiva degli umani, brandita in nome della libertà, la propria sempre prima che degli altri.

 

Segnaliamo:


ASSOCIAZIONE VIANDANTI  – 3° convegno nazionale

LO SPIRITO E NOI…
dottrina e pastorale: continuità nel cambiamento

Bologna – 26 ottobre 2019
Istituto “Veritatis Splendor” – via Riva di Reno, 57

Dépliant con il programma