11 maggio 2026

 

QUALCHE RIGA PER COMINCIARE

Ugo Basso

 

Non si possono cercare nella Bibbia fotografie del nostro tempo e non si possono ignorare le tensioni apocalittiche presenti in tanta letteratura ebraica e paleocristiana, ma ci offre suggestioni capaci di gettare luci anche in tempi tanto diversi. Viviamo anni difficili, magari non (o non ancora) per noi e il nostro benessere: il gioco quotidiano della guerra per rappresentazione, i naufragi commoventi, ci impediscono di cogliere devastazioni e sofferenze vissute da milioni di esseri umani.

 

Nella storia in molte occasioni l’umanità ha creduto, e forse sperato, prossima la fine, ma quel Gesù, che pure la riteneva imminente – «non passerà questa generazione finché queste cose non accadano» (Mc 13, 30) –, assicura che il tempo della fine è sconosciuto agli angeli in cielo, e al figlio (32). Che cosa possiamo dire a miliardi di morti nelle pestilenze, carestie, genocidi, bombardamenti atomici, torture, crudeltà umane e naturali? E oggi aggiungiamo la potenza di armi inedite, che si vantano di saper ridurre popoli all’età della pietra; la devastazione dell’ambiente con il sovvertimento dei cicli ordinari della natura; l’annullamento della stessa capacità di scelta, fino a sconvolgere – manipolazione dell’informazione, invadenza delle reti sociali – quel foro ultimo intimo in cui abbiamo sempre ritenuta garantita la nostra libertà individuale.

 

Solo qualche citazione, soggettivamente selezionata, dalla grande tribolazione nel racconto di Marco, e con parole molto simili anche degli altri sinottici:

Una tribolazione che non si è ancora verificata fin dall’inizio (19). Quando sentirete di guerre, non allarmatevi: deve succedere (Mc 13, 7); non resterà pietra su pietra che non venga demolita (2); sarete bastonati nelle sinagoghe (9); il fratello consegnerà alla morte il fratello, il padre il figlio, e i figli insorgeranno contro i genitori per farli morire (12). Badate che nessuno vi inganni! Verranno in molti nel mio nome a dire: «Sono io» (6). Se vi diranno: ecco, il Cristo è qui, ecco è là, non credeteci, infatti saranno falsi Cristi e falsi profeti e faranno segni e prodigi, per sedurre, se possibile anche gli eletti. Ma voi state in guardia: vi ho detto tutto prima (21-23). Non preoccupatevi in anticipo: chi avrà resistito fino alla fine sarà salvato (13).

 

Questa mi pare la luce nuova: quello che accade, che tantissimi hanno vissuto e da cui nessuno è garantito, non è incredibile e resistere sarà difficilissimo proprio perché le sofferenze non saranno sopportabili e verranno dissolti i punti di riferimento su cui abbiamo fondato anche la nostra speranza. Ma chi, avvertito di questa disfatta saprà resistere, senza analgesici efficaci, sarà salvo, un aggettivo non limitato all’ambito religioso, per dire che sarà possibile mantenersi umani.

 

In questa catastrofe che toglie il fiato anche alla lettura, compare un’immagine che restituisce il respiro: «dal fico imparate la parabola: non appena il suo ramo diventa tenero e mette le foglie, vi rendete conto che l’estate è vicina» (28), ancora parole di Marco. E proviamo a dare significato all’assicurazione di Gesù: «il cielo e la terra passeranno, ma le mie parole non passeranno» (31).