13 luglio 2020

 

QUALCHE RIGA PER COMINCIARE

 

Enrica Brunetti

 

Rieccoci in estate, il caldo poi non così estremo come pronosticato, molte incognite sospese, quelle sì, mentre procediamo navigando a vista, non sapendo le intenzioni delle acque solcate né la qualità dei navigli che abitiamo, affidati a capitani dalle qualifiche incerte. Vagheggiamo il ritorno all’età dell’oro pre-Covid, perfettamente dimentichi dei buoni propositi di ravvedimento operoso giurati nel lockdown, alziamo il vessillo della indispensabile ripresa, economica, sociale e di quant’altro occorre, ma mettiamo in sordina l’eco dei guasti che ci hanno portato al disastro, i difetti strutturali che hanno generato la crisi.

 

Guardiamo altrove, adesso ci sono le vacanze, certo per chi se le può permettere, per chi non ha esaurito le ferie tra una cassa integrazione e uno smart work, senza sapere bene con chi schierarci nel conflitto scienza-politica, che poi neanche gli esperti sono d’accordo tra loro, e la politica, non ne parliamo, anche quelli a navigare a vista, senza una rotta certa, tutto salvo intese a venire…

 

E non dimentichiamo i negazionisti, che per loro è tutto un falso, una messa in scena, altro che contagi, tutta una manovra per controllarci, per toglierci la libertà e gestire il potere, ma ci faremo sentire nelle piazze, settembre rovente, e, attenzione, no-vax, perché è lì il cuore del controllo, la fonte di arricchimento per le multinazionali farmaceutiche al servizio della Spectre di turno, sì perché la verità sta in un sano senso del complottismo: ma che fake news, è informazione alternativa! Del resto, la Terra non potrebbe essere piatta?

 

Deforestazione, mercati di fauna selvatica tipo Wuhan ci mettono a contatto con animali serbatoio di virus sconosciuti? Lo scongelamento del permafrost ridesta organismi patogeni di epidemie dimenticate, mentre stili di vita ammassati e allevamenti intensivi facilitano la diffusione di epidemie? Macché, solo terrorismo ecologista, no, i virus che ci molestano sono prodotti di laboratorio, diffusi per scopi occulti, perciò si apra la caccia al colpevole, che è meglio personificare il male piuttosto di interrogarsi sul suo mistero, illuderci del tutto sotto controllo possibile, piuttosto che accettare di non essere i padroni del mondo.

 

Uno davvero alternativo, da ascoltare, sarebbe Gaël Giraud, economista e gesuita francese, uno che se ne intende, sostiene, ma guarda guarda, che siamo tutti connessi in una relazione di interdipendenza, pandemia docet, e ci aggiunge un carico da undici che non sarebbe male metabolizzare a livello planetario:

«Senza un efficiente servizio sanitario pubblico, che consenta di selezionare e curare tutti, non esiste più alcun sistema produttivo praticabile durante un’epidemia da coronavirus. La pandemia ci sta costringendo a capire che non esiste un capitalismo davvero praticabile senza un forte sistema di servizi pubblici e a ripensare completamente il modo in cui produciamo e consumiamo, perché questa pandemia non sarà l’ultima».

 

Intanto, chi può si goda l’estate, ai mari ai monti o dove ci riesce, magari con un libro in mano, a me piacciono i noir, i gialli, e in questi giorni si chiude Montalbano: è già un anno senza Camilleri!