19 ottobre 2026

 

QUALCHE RIGA PER COMINCIARE

Manuela Poggiato

 

Credo che le inopportune parole sui consigli matrimoniali al figlio pronunciate settimane fa dal ministro degli Esteri Antonio Tajani, ormai superate da altre inadeguate esternazioni, siano espressione del suo personale pensiero. Ma a me quelle immagini di donne con gonne lunghe e per questo affidabili, che stanno a casa a occuparsi dei figli, che garantiscono la stabilità della famiglia, richiamano concetti ben più gravi di cui ho sentito parlare lo scorso 2 agosto a Pagina 3 Internazionale, trasmissione di Radio 3 RAI. Si tratta del fenomeno Tradwife, fusione tra traditional e wife: «mogli tradizionali». Ne scrive a luglio sul quotidiano argentino on line Infobae la giornalista Mariana Campos:

 

Il movimento Tradwife […] è una ideologia che attenta ai diritti delle donne […] Quella che era iniziata sui social network come una tendenza estetica inoffensiva, fatta di video dai colori pastello di donne che infornano il pane con indosso vestiti degli anni ’50, si è trasformata in un fenomeno politico con implicazioni reali e allarmanti.

 

Si tratta di un pensiero che ha origine nel 2018, ma che quest’anno ha raggiunto l’apice del dibattito su giornali, tv e rete: video postati su TikTok e Instagram da donne influencer di solito giovani, bianche, statunitensi, ricche che propugnano un modello di vita tradizionale basato su una rigida e stereotipata divisione dei ruoli in cui all’uomo spetta il compito di provvedere economicamente e alla donna di stare a casa a occuparsi di lavori domestici e di figli, riportando in auge un modello di vita che per molti anni è stato l’unico status sociale possibile per le donne e in cui le decisioni le prende il capofamiglia, il marito, il padre, il patriarca. Di più: alcune influencer sono arrivate ad affermare che le donne dovrebbero rinunciare al proprio voto a favore di quello espresso solo dal marito a nome dell’intero nucleo famigliare: «un voto per famiglia» si potrebbe dire.

 

L’ideologia ha trovato un enorme consenso in termini di visualizzazioni in ambito anglofono mettendo in allarme attivisti e sociologi in quanto espressione di ben precise dinamiche economiche e politiche attivate, in questo preciso momento storico, da bianchi soprattutto uomini, ma anche donne, conservatori, suprematisti, di estrema destra con l’avallo degli ambienti più retrogradi della chiesa cattolica. Molte riviste si sono interrogate in chiave politica e sociologica sulla rapida diffusione di queste idee in America Latina dove la scelta di restare a casa non è un’opzione, ma il risultato della mancanza di alternative lavorative, della disuguaglianza, della povertà. Ed è diventato un caso editoriale negli USA Yesteryear (Tempi andati), il romanzo d’esordio della statunitense Caro Claire Burke, che narra proprio di una influencer tradwife con un immenso numero di follower che la ammirano e invidiano. Uscito in aprile, tradotto in spagnolo a maggio, in testa alle classifiche statunitensi per settimane, ha venduto più di un milione di copie. Tale è l’attenzione che l’editore Neri Pozza ne ha anticipato l’uscita ufficiale italiana, attesa per il 2027, al 10 novembre prossimo ed è già in programmazione un film interpretato da Anne Hathaway per Amazon MGM Studios.

 

Tutto ciò è, con chiarezza, una pericolosa deriva, una violazione dei diritti delle donne che trova milioni di seguaci e che è proposta da influencer attivissime sui social da cui traggono enormi vantaggi economici pur esprimendo comportamenti che non hanno proprio nulla del pensiero tradwife.