18 settembre 2023

 

QUALCHE RIGA PER COMINCIARE

Margherita Zanol

 

Dolore, indignazione, avvilimento sono parole ormai consumate in questo scorcio di estate, così poco pacifica, con tanta aggressività anche nelle azioni normali.

 

Dolore per persone uccise: sono comparse modalità feroci nell’uccisione di donne ammazzate dai loro compagni, o ex compagni; sono comparse (meglio: sono entrate nella normalità) ragioni incredibili e, vorrei dire, negativamente stupefacenti, per l’uccisione di persone: per un motorino parcheggiato male, per una coda non rispettata, per manovre di traffico non gradite. La tragedia di Brandizzo, cinque uomini morti mentre riparavano i binari della ferrovia, ci spiattella davanti l’inutilità di tragedie passate, conclamate e terribili, in materia di sicurezza: tre morti al giorno, ogni giorno, per incidenti di lavoro. Ma la parola sicurezza ha, per i nostri governanti, un altro significato. Le aziende grandi e piccole hanno l’incremento del profitto come unico obiettivo, a scapito di ogni altro elemento: dalla sicurezza di chi lavora, alla qualità del prodotto. E ogni lezione ricevuta, scivola come l’acqua sulla carta oleata.

 

L’indignazione è conseguenza inevitabile, ma quanto detto non ne è l’unica causa. Va aggiunto lo sdoganamento di dichiarazioni razziste e omofobe, di commenti sessisti a fatti atroci, il ricorso alla libertà di esprimere concetti e di usare parole platealmente lontani dallo spirito della costituzione. Nel nome di una libertà, che viene invocata a gran voce da persone e su concetti vicini a quel «fascismo eterno» così ben descritto da Umberto Eco nel suo libretto. L’alto rappresentante delle forze armate omofobo, che, avendo giurato sulla Costituzione, dovrebbe essere consapevole di essere a tutela di tutti; i giornalisti, troppi, che analizzano in ogni dettaglio il comportamento delle vittime di omicidio e stupro, con, al massimo, commenti brevi e succinti su quello di assassini e stupratori, non mi lasciano tranquilla.

 

Il tutto nell’impressione di impotenza, quando non indifferenza, di tutti noi. Ci indigniamo sui social, ottima e forse giustificante cassa di risonanza per le reazioni immediate, ma quanto l’indignazione governa le nostre scelte di ogni giorno?

 

Queste settimane di vacanza facilitano la riflessione: su come la generazione più avanti negli anni ha dato per eternamente acquisiti diritti che, invece, andavano custoditi e sorvegliati con cura; sulla nostra (di noi, avanti negli anni) incapacità di trasmettere a chi ci ha seguito nel tempo l’importanza della vigilanza attiva; su come, nel processo di rilassamento, abbiamo di fatto eletto e accettato rappresentanti insipienti, impreparati, preoccupati solo di mantenere il potere, quando non anche lucidamente filibustieri, in spregio di teorie alte, di lunga vista, quali, per dirne una, il pensiero sociale della Chiesa, del quale anche gli uomini di Chiesa hanno poca conoscenza e debolissimo impegno pastorale. Non dispongo degli strumenti per una valutazione seria, sul piano sociologico ed economico. Probabilmente, guardandoci attorno nell’Occidente, il flusso della storia è stato travolgente senza preoccupazione delle conseguenze. Fatto sta che non vedo reazioni significative a colpi di mano quali pensiero unico, misoginia, omofobia, ogni concetto che esclude. Anche se a scapito della nostra pacifica convivenza e forse addirittura sopravvivenza. La gestione dell’immigrazione, senza considerare la necessità di persone che tengano in piedi la nostra società, ne è un esempio. Elettrice storica di partiti antifascisti, per lo più orientati a non lasciare perdere i deboli, mi chiedo: dove sono finiti quegli obiettivi? Si parlava tanto di «superiorità morale della Sinistra» e di «etica cristiana». Forze minoritarie, ma sarebbero ancora prezioso riferimento se queste parole d’ordine tornassero a essere lanciate e fatte programma politico con convinzione e passione.