10 maggio 2021

 

QUALCHE RIGA PER COMINCIARE

Enrica M. Brunetti

 

Numeri. Siamo immersi nei numeri e tra i numeri rischiamo di naufragare inconsapevoli per mancanza di un personale manuale d’uso.

 

Certo quello dei numeri, della matematica, è il linguaggio dell’universo come esibiva la t-shirt di un’amica a traduzione simbolica della biblica espressione «e la luce fu». Ma questi almeno sono numeri che intrigano, dal sapore metafisico, tendenti a quel punto oscuro dove cercano di ricongiungersi le parallele della scienza e della fede nell’eternità, lunghissimi numeri astrali che si specchiano nell’infinito dell’immensamente piccolo, nel fondo dell’atomo, mai del tutto esplorato, mentre per consolarci ci accontentiamo di contare i bacilli sopra una capocchia di spillo o i fermenti in un vasetto di yogurt.

 

Poi ci sono i numeri del nostro vivere quotidiano, delle spese e delle entrate e, specialmente di questi tempi, dei conti che non tornano, percentuali di perdite, di chiusure, di finanziamenti promessi, e chissà se disponibili in un futuro che si spera non troppo remoto. I numeri della pandemia, contagiati, ricoverati, in terapia intensiva, morti, indici di contagio, tamponati, guariti… numeri appresi con trepidazione nel tempo di un lockdown ormai quasi scordato, quando sembrava di stare in un telefilm americano e invece stavamo tutti lì, alle 18, davanti alla TV a sapere di quanto si andava male; poi numeri stanchi via via di routine, cifre senza emozione perché ormai siamo stufi e si deve pur vivere, e i numeri, chissà, saranno poi quelli? Numeri ormai fuori moda, meglio le cifre delle vaccinazioni, in crescita esponenziale, specie nel tempo che ha da venire, mentre più indistinto resta il numero dei vaccini pervenuti, disponibili o in viaggio, chissà… Calcoli sfuggenti alla comprensione dei più, sospesi tra i responsi contraddittori della scienza e gli interessi di convenienze economiche e politiche. Sullo sfondo i numeri dei sondaggi, dei followers, degli influencers, dei mi piace nel settore social, della contabilità tenuta da big data fuori portata umana.

 

E che dire dei numeri dei migranti, calcoli di arrivi, cifre di morti in mare, numeri di profughi, di vittime di violenza casalinga e di guerre lontane, numeri anestetizzati, compresi nel prezzo della cronaca di giornata da sfogliare con un occhio alle novità e chiudere a fine serata, perché in fondo che ci possiamo fare? Che ci possiamo fare con i numeri del riscaldamento globale, dell’inquinamento planetario, della riduzione della biodiversità, quando siamo poco inclini a spegnere le nostre luci o a risparmiare l’acqua del rubinetto? E che dire dei numeri dei consumi da limitare, mentre i numeri dell’espansione economica devono salire per mantenere il livello di benessere collettivo?

 

Ma lasciamo i numeri dei massimi sistemi e rilassiamoci nel tenere a bada i numeri dei PIN, dei PUK, degli accessi ai siti che ci vedono iscritti per interesse intellettuale o bancario, delle traversie telefoniche o della conquista dello SPID, del pagamento elettronico o dell’attivazione di eterogenei servizi, dell’ingresso in DAD o nello Zoom che ci permette di incontrare gli amici nel tempo della pandemia che forse ci ha insegnato qualcosa o forse ci ha lasciato solo la voglia di tornare come prima senza avere imparato la lezione.