13  luglio 2021

 

QUALCHE RIGA PER COMINCIARE

Aldo Badini

– Io mi chiamo Mattia Pascal.

– Grazie, caro. Questo lo so..

– E ti par poco?

 

Il fulminante inizio del celebre romanzo di Pirandello mi è venuto in mente leggendo l’articolo 1 del Ddl Zan, che ricorre a quattro definizioni («ses-so», «genere», «orientamento sessuale» e «identità di genere») per districarsi in una faccenda apparentemente semplice, come l’identità sessuale di una persona. E se la prima: «Per sesso si intende il sesso biologico o anagrafico» è di una chiarezza quasi lapalissiana (il quasi è per la presenza di quella o), le due sul genere1 e sull’identità2 di genere spiegano male e complicano non di poco la questione.

 

Il fatto è che a voler discendere dai principi generali che tutelano i diritti di ciascun individuo, nella propria irripetibile unicità, a una casistica di situazioni particolari, si imbocca una strada che non porta alla precisione, ma ai bizantinismi e all’involuzione comunicativa. E questo nonostante le nobili intenzioni dei proponenti, forse perché è illusorio voler ingabbiare i flussi delle società liquide con la moltiplicazione dei paletti e dei recinti normativi.

 

Non per questo viene meno, in molti ambiti e situazioni, il bisogno di ancorarsi a una identità certa. Si ripropone in questi giorni, a livello di Unione Europea, lo scontro tra i fautori di una società inclusiva e i cosiddetti sovranisti, certi gli uni e gli altri di incarnare i migliori valori di questa parte di mondo. E se Ursula von der Leyen definisce «vergognosa» una recente legge ungherese a tutela dell’infanzia, giudicandola gravemente discriminatoria nei confronti della composita minoranza Lgbt, il portavoce del primo ministro magiaro Orban reagisce accusando la Commissione europea di «imperialismo coloniale e morale»; né si può dimenticare che a est e a ovest della vecchia cortina di ferro persistono sensibilità differenti sull’argomento, anche se fondare l’identità europea sulla tradizione liberale e illuminista, o viceversa su consuetudini riverniciate con i valori dell’eredità giudaico-cristiana, magari mal interpretata, non è la stessa cosa.

 

Ma anche in casa nostra le lacerazioni tra l’anima grillina e quella contiana del M5S dicono che lo smarrimento di certezze sui valori e sugli elementi fondativi di una compagine politica può portare allo svuotamento di senso e all’estinzione; e lo stesso vale per altri partiti.

 

E qual è, per restare in Italia, l’identità della scuola? Qui mi pare che non sussistano dubbi, nel senso che lo smantellamento della solida impostazione gentiliana prosegue senza esitazioni e con ferrea coerenza da almeno 50 anni. L’ultimo tassello, l’abolizione degli scritti all’esame di maturità con il pretesto del Covid – provvisoria, al momento, ma già si pensa di renderla definitiva – dice chiaramente quali siano gli orientamenti al Ministero dell’Istruzione anche per il futuro. Scordiamoci l’educazione al pensiero e allo spirito critico; oggi servono abilità tecniche e attitudini gregarie. Per la formazione di una identità collettiva ci sono il tifo calcistico e i modelli dei media; per l’identità individuale basta l’epidermide: i tatuaggi sono un ottimo promemoria.

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1 … qualunque manifestazione esteriore di una persona che sia conforme o contrastante con le aspettative sociali connesse al sesso.

2 … l’identificazione percepita e manifestata di sé in relazione al genere, anche se non corrispondente al sesso, indipendentemente dall’aver concluso un percorso di transizione.