1 agosto 2022

 

QUALCHE RIGA PER COMINCIARE

Ugo Basso

 

Su argomenti di cui tutto, e molto altro, è stato detto, anche con interventi impegnativi e condivisibili, restano tuttavia possibili alcune sottolineature. Soltanto indifferenza e pigrizia possono trattenere chi vuole informarsi, confrontarsi discutere, ma gli amici mi perdoneranno se non rinuncio a richiamare l’attenzione su qualche aspetto del momento che stiamo vivendo. Potremmo essere a una svolta per il paese da cui nessuno, per dirla con De André, potrebbe considerarsi assolto: ma dare la svolta per già compiuta ridurrebbe la passione nel sostenere le nostre idee, vincitori o sconfitti.

 

Ricordiamo bene quanti illustri specialisti, giornalisti apprezzati e politologi accreditati, dalle pagine dei giornali e dai talk show televisivi ci hanno assicurato che mai Putin avrebbe attaccato l’Ucraina e che il governo Draghi sarebbe certamente arrivato alla scadenza ordinaria del parlamento, sciorinando argomentazioni e valutazioni da vanificare qualunque obiezione. Ne viene l’invito a sostenere le proprie opinioni, naturalmente con approfondimenti e in dialogo, senza mai pretendere di avere assolutamente ragione, ma neppure inginocchiandosi alla presunta infallibilità degli indiscussi opinion makers (mi scuso dell’inglese).

 

Sul governo Draghi mi limito a una citazione di Michele Serra alla vigilia della caduta: «Perché uno come me, che con il mondo di Draghi c’entra meno di zero, è costretto a sperare che rimanga? Perché niente di quello che potrebbe sostituirlo mi dice qualcosa di seducente, di bello, di utile […] E dobbiamo pure ringraziarlo» (la Repubblica, 19 luglio 2022). Mi permetto invece una nota sull’idea di governo di unità nazionale, un anno fa tanto celebrato. Ritengo che in un paese, uno stato che abbia consapevolezza di esserlo, ci siano problemi e situazioni che possono richiedere in momenti drammatici anche la rinuncia al confronto fra diverse soluzioni per adottarne, con il consenso, sia pure provvisorio, di tutti, una capace di traghettare il paese fuori dall’emergenza: dico, per esempio, l’ambiente, la pandemia, la crisi idrica… Credo sia da salutare con passione l’idea che si possano mettere da parte temporaneamente le differenze per superare le difficoltà. In Italia non si può, anche se qualcuno si era illuso: non si può perché la gran parte dei nostri politici è del tutto indifferente ai problemi del paese, che utilizza soltanto come bandiere di campagna elettorale, al punto che meno si risolvono più possono portare voti. Le idee, l’esperienza, le competenze di Draghi non c’entrano.

 

Dunque ha vinto la destra e ha vinto Putin: simpatie e finanziamenti sono noti. Naturalmente non so quanto Putin sia specificamente intervenuto sulla questione e di quanto abbia aumentato i suoi bonifici finalizzati, ma la crisi italiana è un’affermazione di forze irrazionali, populiste alimentate da una religiosità fideistica lontana dal cristianesimo, molto prossima alla visione putiniana del mondo, con il superamento della democrazia del rispetto e del dubbio, per una visione nazionalistica e autoritaria che fonda sulle antiche tradizioni mitologiche e religiose un potere espansionista che non ammette opposizione. La prima spia, come sempre, è nel linguaggio – e sia un omaggio al rimpianto Luca Serianni –, «I russi vogliono», o, in alternativa, «Dietro di me sessanta milioni di italiani…»: presunzione esprimere l’anima di un popolo compatto e unanime.

 

E, a proposito di linguaggio, vorrei ancora ricordare che di fatto tutta l’informazione continua a usare la locuzione centrodestra, per dire destra. Se pensiamo a due leader dei due potenziali schieramenti, da una parte troviamo Letta (indubbiamente di centrosinistra, anche se, come molti dicono, un po’ sbilanciato al centro) e dall’al-tra Meloni, o eventualmente Salvini, le cui posizioni, nettamente di destra, sono ampiamente dichiarate da loro in Italia e all’estero.

 

Tengono tanto alla denominazione centrodestra, da imporla di fatto a tutti, perché gli italiani, sono di destra – Giorgio Bocca anni fa aveva scandalizzato sostenendo che sono «fascisti» –, ma forse si vergognano a riconoscerlo e preferiscono dirsi di centro. Dunque gli esponenti della destra – badateci – sono sempre attentissimi a sottolineare centrodestra che resta, da parte di chi lo usa, un falso e una dichiarazione di appartenenza o almeno tolleranza del pensiero dominante: sia Enrico Mentana, sia l’auotorevolissimo professor Ricolfi che pure invita la destra a togliere dalla campagna elettorale gli slogan pace fiscale e flat tax, perché potrebbero essere comprese per quello che significano: condono agli evasori e favori ai ricchi.