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19 maggio 2016

Pancia o testa?

Il testo che segue è tratto con qualche adattamento da un articolo di Mario Rodriguez (l’Unità.TV, 22 ottobre 2015) che, al netto del contesto in cui è stato scritto, pone una questione rilevante:

 

in politica conta il carisma del leader e della sua visione o la concreta realizzazione delle promesse?

 

 

Nella nostra vita di tutti i giorni si confrontano sempre e solo le storie con le quali attribuiamo un senso ad accadimenti che, di per sé, un senso non ce l’hanno.

 

Le decisioni politiche che si assumono non avrebbero senso se non fossero inserite in una visione: è questa che permette l’attribuzione della fiducia a un leader o a una leadership collettiva.

 

Il confronto politico è sempre un confronto tra modi di descrivere la realtà e si affermano, vincono, le storie che appaiono più convincenti, più aderenti alle cose che le persone vivono tutti i giorni e più in sintonia con le opinioni diffuse.

 

Ma le storie sono feelings non tabelle di dati. Le tabelle servono solo a conferma della credibilità delle storie, non viceversa.

 

Ecco perché la solita contrapposizione pancia/testa è fuorviante. Senza la creazione di un sentimento positivo sarà difficile che certi comportamenti vengano adottati, che certe decisioni vengano condivise o almeno accettate.

 

Il problema allora non è se si parla ai sentimenti o alla ragione, perché gli umani senza sentimenti non ragionano, l’intreccio non può essere sciolto. Il problema allora è: la storia che viene raccontata resterà credibile nel corso degli avvenimenti? Quello che vivranno le persone confermerà la credibilità di chi ha fatto le promesse o meno? Non importa se accadranno davvero tutte le cose previste e, in un certo senso, promesse.

 

Il facts checking non è cruciale, ipotizza l’esistenza di persone che si comportano come macchine calcolatrici di interessi materiali e misurabili. Ma questo tipo di persone non esiste. La questione è se chi fa le promesse, chi propone la chiave narrativa che permette di affrontare la vita (e i dolori) di tutti i giorni, resta credibile. Insomma se rimane attivo il rapporto di fiducia.

 

Ci piacerebbe sapere che cosa ne pensa chi ci legge…

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  Comments: 9


  1. Nell’attuale evoluzione negli stati nord-occidentali conta più il carisma del leader e la sua visione progettuale nella scelta degli elettori, salvo poi la successiva verifica. Gli esempi potrebbero essere innumerevoli.

  2. Franco Tegoni


    E’ condivisibile la tesi esposta. La visione salta gli ostacoli, conduce l’azione, crea condivisione quindi condizione per essere sulla via della realizzazione. Ma l’utopia non si realizzerà mai ed è qui lo snodo del politico: giocarsi per la propria visione e per avere condivisione assumendo i rischi dell’insuccesso oppure usare il proprio carisma personale puntando al proprio successo con l’attenzione ad alimentare speranze e ad individuare sempre nuovi nemici cui attribuire la colpa del fallimento.


  3. Ovunque nel mondo le democrazie sono esposte a insidie. E ovunque nel mondo democratico, c’è il rischio che una partecipazione passionale e irrazionale, promossa da chi parla alla pancia e ci mette la faccia, sostituisca la partecipazione sollecitata da chi parla alla mente e impegna la propria dignità, con l’intento di promuovere il bene comune.
    Emilio Gentile


  4. Trascrivo l’affermazione centrale del brano riportato che totalmente condivido: “Le decisioni politiche che si assumono non avrebbero senso se non fossero inserite in una visione: è questa che permette l’attribuzione della fiducia a un leader o a una leadership collettiva”
    Nell’attuale governo e nelle proposte politiche dei partiti (ohimè Lega & simili esclusi: hanno una visione d’insieme devastante) leggo un vuoto totale di visione progettuale. Si gioca a passi avanti, indietro, laterali a seconda della percezione del vento che spira, orientati – o meglio disorientati – da lobby non tanto pensanti quanto schiamazzanti e sondaggi.
    L’obiettivo non è governare o fare proposte politiche ragionevoli ma ottenere consenso.
    Mi guardo attorno e ne ricavo tristezza e preoccupazione.

  5. elena milazzo


    La visione è necessaria, la proposta politica deve rispondere alle esigenze “di pancia” degli elettori, ma la proposta non deve essere dogmatica, deve contenere gli anticorpi che le consentano di modificare le soluzioni valutando sempre le varianti impreviste. In ogni caso le modifiche vanno spiegate con chiarezza e tempestivamente. Questa è utopia, lo so, ma senza utopia non c’è progresso possibile, né pace.


  6. Come si fa a non condividere quello che scrive Augusta? E allora domandiamoci perché questo accade e se è la stessa cosa negli altri paesi del mondo occidentale a noi vicini. A me sembra una specialità molto italiana e ipotizzo che dipenda in primo luogo dal sistema: se viviamo una specie di campagna elettorale permanente dobbiamo pensare a un sistema che dia governabilità e stabilità al paese. Leggo che per molti non è un valore anzi. Io invece credo che per questi due valori valga la pena anche di correre qualche rischio, sempre meno di quelli che si corrono continuando con questo andazzo. In buona sostanza, se non mi sbaglio, se abbiamo avuto quattro governi in due anni, cosa dobbiamo aspettarci ancora? Evidentemente approvo la riforma proposta.


  7. Purtroppo, nel momento attuale, il carisma del leader è preponderante, indipendentemente dai suoi ondeggiamenti-vagheggiamenti programmatici, dagli effettivi contenuti e dalle effettive azioni-decisioni.
    Ciò per delega di pensiero, convenienza, più o meno inconscia cessione di autonomia, pensiero debole, mancanza di dignità-moralità.
    Esempi? da quelli di casa nostra come Berlusca dei tempi andati (ma ancora perdurante) o Renzi a quelli d’Oltreoceano come Trump o Hillary (che sarebbe stata davvero la Prima Donna alla Presidenza USA? o non sarebbe stata l’ennesimo Uomo politico cinico, arrivista, arrogante, attaccato al potere, erede di famiglia … come tanti altri maschi?)

  8. Alfonso Gambardella


    Il problema decisivo è che oggi spesso le visioni mancano, perché regna la confusione dei soggetti cui è destinato un messaggio: Spesso si tratta di messaggi così contraddittori che non si intuisce nessuna visione chiara,
    E’ così che possono mutare nel tempo , partendo da una visione ed approdando ad altra, spesso nemmeno contraria alla precedente, ma sottilmente modificatrice, al punto che diventa, ad un “orecchio” poco attento, distinguere. Ma quanti sono in grado di recepire certe sottigliezze dell’attuale ceto politico?

  9. PASQUALE IANNAMORELLI


    Spesso dimentichiamo che in POLITICA sono DUE le componenti e non UNA. Non è soltanto il leader o i pochi che governano a tenere in vita una Comunità (dal villaggio alla nazione intera) ma è un POPOLO che fa sentire la sua voce non solo nel momento in cui siamo chiamati a deporre una scheda nell’urna elettorale, ma, possibilmente, ogni giorno. Soltanto allora potremo a buon diritto chiedere conto a chi ci governa. E non soltanto per il nostro piccolo tornaconto, ma per il ben-essere COMUNE. Utopia?